top of page

IL CATTIVO SOGGETTO - Laboratorio di Teatro/Danza
Il corpo è l'oggetto psichico per eccellenza
J.P.Sartre
Il laboratorio, che è occasione di confronto e conoscenza reciproca, conduttori compresi, tenta di facilitare l’espressione delle emozioni, dei desideri e delle potenzialità degli partecipanti, ma anche di soddisfare un “naturale” bisogno di comunicazione.
Il “gioco del teatro”, che non è mai indotto nel laboratorio, ma suggerito, non crea un terreno di dimostrazione di abilità, ma al contrario fornisce un territorio dove delle personalità diverse riescono a narrare una relazione, mettendo in gioco i sentimenti e la capacità insita in ognuno di esprimere poesia. Il teatro, quindi, come strumento per riappropriarsi della propria individualità.
Entrare in relazione equivale in questo contesto all’eliminazione, in una prima fase, del linguaggio verbale che lascia spazio all’espressività corporea dei partecipanti, mirando quindi ad un lavoro sul corpo inteso come principale strumento di comunicazione e di relazione, che si avvale di esercizi basati sulla stimolazione sensoriale e soprattutto sul contatto fisico. Coinvolgendo il contatto fisico si coinvolgono il corpo e i sensi creando una profonda connessione biunivoca tra stati emozionali e mentali, ed è per questo che viene data particolare importanza anche alla respirazione, con esercizi di rieducazione del modo di respirare finalizzati al rilassamento e, soprattutto, alla scoperta di un ritmo-motorio-lento sintonizzato con la respirazione. Elementi importanti del laboratorio saranno anche il ritmo e la musicalità, con esercizi specifici. Tali esercizi non mirano ad una perfezione tecnica ed esecutiva propria della danza, ma cercano di creare, pian piano, un bagaglio personale e collettivo di gesti, azioni e movimenti espressivi. Tali esercizi permetteranno inoltre ai partecipanti di compiere azioni e improvvisazioni con i tempi a loro necessari in uno spazio, quello teatrale, che si differenzia dalla dimensione temporale frenetica della quotidianità per creare le condizioni necessarie all’espressività. Da un training che chiamiamo psicofisico, il lavoro andrà concentrandosi su training di tipo relazionale-dinamico, poiché è costituito da esercizi che mettono tutti gli attori in relazione dinamica tra loro. Solitamente all’inizio si mantiene uno schema interattivo a due per permettere una maggiore concentrazione sull’esplorazione emotiva e fisica, per poi ampliare il sistema di relazioni attraverso la realizzazione di improvvisazioni collettive.
Le improvvisazioni saranno libere o sviluppate su temi forniti dai conduttori: verrà sollecitata la creazione di materiali (doni), frasi, gesti, elementi simbolici, su cui sviluppare le azioni. Il metodo dell’improvvisazione preceduta da un training basato sul processo relazionale richiede ai partecipanti non solo un coinvolgimento fisico, ma anche l’apertura emotiva che permette di mettere in scena le esperienze personali degli attori, chiamati inoltre a condividere con il gruppo le proprie dinamiche emozionali. Ai membri del gruppo non si richiede quindi di interpretare una parte drammatica, né di simulare le emozioni di un personaggio, ma di portare sulla scena sé stessi e il proprio vissuto, mettendolo in comunione con gli altri. Le azioni che nascono dalle improvvisazioni diventano quindi materiale drammaturgico, e si potranno concatenare ad interventi narrativi, costituiti da narrazioni brevi scritte dai membri del gruppo sempre sulla base di una traccia tematica, che solitamente riguarda la loro esperienza personale. Il materiale segnico, nato durante l’improvvisazione, potrà essere strutturato dai conduttori del laboratorio attraverso la tecnica del montaggio, che riguarda sia la parte testuale che la partitura fisica degli attori: le azioni nate dalle improvvisazioni possono essere elaborate e organizzate in sequenze in cui parola e corpo concorrono simultaneamente.
Il fine, dunque, è sviluppare «segni non verbali, attraverso processi di creazione centrati sull’attore e sulle interazioni creative dell’ensemble che sono essi stessi un atto di scrittura in senso semiotico, di costruzione cioè di un discorso, di un sistema di segni». Avere maggiore coscienza di se, e del proprio corpo; una coscienza che arricchisce ed apre la “tavolozza” delle possibilità, non solo comunicative ma anche mnemoniche: «tutte le esperienze sono corporee»; la memoria fisica non ha bisogno di impulsi a differenza della memoria del pensiero.
«Noi siamo, e non abbiamo, un corpo».

CONDOTTO DA
DIMITRI CAMPANELLA

LAB[TEATRO/DANZA]
bottom of page
